Concepimento e gravidanza, Mamma

Come capire se si sono rotte le acque

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Io non ho avuto grossi dubbi quando è toccato a me. Il lago materializzatosi in salotto non lasciava adito a dubbi: mi si erano rotte le acque.
Il fatto di essere appena uscita dalla vasca, pulita, cambiata e pronta ad andare in ospedale con le contrazioni ogni due minuti ha fatto sì che la cosa mi strappasse un paio di accidenti, ma almeno non sono rimasta in quel limbo di indecisione che attanaglia molte donne al termine della gravidanza.

Ma da cosa può nascere l’incertezza? La rottura del sacco non è uguale per tutte?

No, decisamente no.

Ci sono partorienti con poco liquido amniotico quindi, portando magari un assorbente a causa di piccole perdite delle ultime settimane, il liquido viene assorbito e prima di arrivare all’effetto lago si è già in ospedale con i dolori decisamente accelerati.
Ad altre donne il sacco amniotico si rompe in alto quindi invece di colare abbondantemente si limita a sgocciolare, e non si capisce se le perdite di cui sopra continuano o se effettivamente è ora di recarsi in ospedale.

Sì, perché non si può aspettare molto dal momento della rottura delle acque all’ingresso in ospedale. Il bambino, infatti, viene protetto proprio dal sacco e dal suo liquido che fanno non solo da barriera meccanica contro eventuali urti, ma anche da barriera contro le aggressioni batteriche provenienti dall’esterno.

Quando il sacco si rompe e il liquido esce ci sono 12 ore di tempo prima di dover somministrare alla madre un antibiotico che vada a tutelare il nascituro. Per questo motivo è importante riconoscere la rottura, per potersi recare in ospedale nei tempi necessari (ma senza ansie: ci sono ore di tempo).

Durante il corso preparto l’ostetrica ci diede una serie di consigli pratici per riconoscere il liquido amniotico dall’urina:

  • l’odore: a differenza dell’urina il liquido amniotico è inodore
  • il colore: il liquido amniotico è anche incolore
  • la quantità: se mettete un assorbente e dopo una mezz’ora dovete cambiarlo si è quasi sicuramente rotto il sacco
  • il pH: se avete una cartina al tornasole in casa (nel mio corso c’era una biologa che ne diede un po’ a tutte :-D ) potete usare quella, perché il pH del liquido amniotico è basico a differenza delle urine che sono acide o neutre.

L’ultimo fattore davvero importante è, di nuovo, il colore. Se invece di un liquido setoso e trasparente ci troviamo davanti a delle macchie rosse o nerastre dobbiamo correre davvero in ospedale perché il rischio di sofferenza fetale è elevato.

Ma in tutti gli altri casi siate serene: a parte il fastidio di trovarsi bagnate e di arrivare in ospedale in quello stato, la rottura dl sacco è qualcosa di perfettamente naturale e, anzi, particolarmente utile a facilitare il parto.

E sapete una cosa? Dal momento della rottura del sacco a quello in cui ho preso in braccio mia figlia sono passate due ore e 18 minuti. Dopo di che mi hanno dato alcuni punti (avendo una cicatrice da una precedente operazione ho avuto una lieve riapertura), mi sono alzata, ho preso mio marito con una mano, ho tirato la culletta con l’altra e me ne sono andata in camera sulle mie gambe.

Per quanti racconti splatter vi facciano, esistono anche parti sereni e semplici. Ve lo assicuro!

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