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E i padri?

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Più volte abbiamo accennato al tema della conciliazione che ricade sulle mamme italiane, ed ora è doveroso dibattere anche circa il ruolo dei padri nella riuscita di una buona gestione dei tempi famigliari.

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Un sondaggio recentemente pubblicato evidenzia che il 60% degli uomini italiani vorrebbero la donna casalinga e le statistiche Istat ci mostrano come in Italia i padri che sfruttano i congedi arrivano, se va bene, a essere quattro su cento (a differenza della Germania dove un 1 neopadre su 10 prende il congedo e in Francia dove 2 su 3 stanno a casa per i 14 giorni che spettano loro).

L’assenza temporanea dal lavoro per accudire i figli continua a riguardare, quindi, solo una parte marginale di papà. E anche il congedo parentale è utilizzato prevalentemente dalle donne, riguardando una madre occupata ogni due.

Insomma il quadro nazionale è desolante sia per quello che concerne le credenze che i papà hanno sul “gentil sesso”, sia per quanto concerne l’utilizzo di strumenti che la legge riconosce loro per l’accudimento dei figli.

Allargando all’intera popolazione nazionale, la cura dei figli (oltre che di familiari bisognosi di cure ed attenzioni) impegna regolarmente circa 15 milioni di italiani, ma questo tipo di assistenza ricade in gran parte sulle spalle delle donne, limitandone la loro partecipazione al mercato del lavoro.

Infatti le donne sono coinvolte nelle responsabilità di cura più spesso degli uomini (42,3% contro il 34,5%) e certamente anche per questo risulta più bassa la loro partecipazione al mercato del lavoro: tra le madri di 25-54 anni, la quota di occupate è pari al 55,5%, mentre tra i padri raggiunge il 90,6%.

Ancora una volta l’Italia è il fanalino di coda europeo per quanto riguarda la parità di ruolo fra uomini e donne.

E ora la palla passa a voi genitori: cosa si può fare per coinvolgere i papà maggiormente? E secondo voi è giusto farlo?

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