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Conciliare dopo la maternità con un lavoro in proprio?

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Molto spesso le mamme italiane sono impegnate nella ricerca di un lavoro dopo la maternità. Non un lavoro qualsiasi ma un lavoro che sia flessibile, che piaccia e che renda bene economicamente.

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Posto che il lavoro perfetto non esiste, queste tre caratteristiche sono desiderate dalla maggior parte delle donne ed anche degli uomini nel mondo. Poiché, in ogni caso, questi requisiti lavorativi sono scarsamente diffusi nel lavoro subordinato in Italia, spesso la soluzione a questo problema di ricerca infruttuosa è quella di mettersi in proprio.

Non è quindi una coincidenza che in periodi di crisi economica siano molte le persone, ed in particolare le donne, che decidono di diventare liberi professionisti e/o imprenditori di se stessi.

Ma basta mettersi in proprio per risolvere i problemi di conciliazione e poter fare un lavoro soddisfacente e ben retribuito?

Purtroppo no a quanto pare, perché se è vero che un lavoro autonomo permette in linea di massima una maggiore flessibilità di orari, questo non coincide sicuramente con maggiori guadagni lavorando poco. Anzi, spesso tra le tasse e in generale le spese di gestione (trasporti, telefono, internet, materiali…) che un libero professionista deve auto-finanziarsi, il reddito stenta ad impennarsi anche dopo alcuni anni di attività imprenditoriale. Per ottenere buoni risultati economici l’impegno di un libero professionista o di un imprenditore deve essere molto alto.

Il che non significa che questi risultati siano irraggiungibili, ma che le ore di lavoro saranno comunque molte, indipendentemente da quando decideremo di svolgerle. Che sia mentre i bambini sono a scuola o la sera dopo che sono andati a dormire, la madre che lavora in proprio dovrà dedicare molto tempo alla propria attività.

Questo porta il nostro Paese ad avere un alto tasso di “mortalità delle partite Iva”, poiché spesso si comincia con una idea di guadagno e di conciliazione dei tempi casa-lavoro che non corrisponde alla realtà libero-professionale.

Come fare quindi per riuscire se si è decise nell’intraprendere questa strada professionale? La soluzione potrebbe essere mettersi in proprio se si è davvero testato e valutato attentamente il proprio progetto lavorativo, magari confrontandosi con altri sulla buona riuscita della propria idea ed eventualmente facendosi supportare da esperti di orientamento, foundraising e di start-up imprenditoriale.

Non a caso le iniziative di franchising hanno una percentuale di successo superiore alle altre attività imprenditoriali, grazie al supporto della “navicella madre” e all’utilizzo di un’idea già sperimentata. Paragonando ad esempio l’anno 2012 con il 2010 a fronte di un incremento del 3,4% dei contratti di franchising il giro d’affari è cresciuto del 17,5%.

Mettersi in proprio è quindi una possibile soluzione vincente al reinserimento lavorativo? Avete mai valutato questa possibilità per risolvere i vostri problemi di conciliazione fra vita personale e vita professionale?

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2 Comments

  1. 1

    Silvia, quante verità in questo tuo articolo.
    Io sono una delle mamme descritte che, nonostante la crisi hanno deciso di fare il salto per conciliare lavoro e figlia.
    Bellissimo e non tornerei mai indietro. Certo è che, quando mi sento dire “eh te sì che sei fortunata a fare la freelance, fai quello che vuoi” mi solleva un irrefrenabile senso di omicidio :).
    Sfortunatamente, tutta la parte dedicata alla quantità di ore di lavoro viene spesso sottovalutata.

  2. 2

    Ciao Vanessa, conosco bene il mondo delle libere professioniste “che fanno quello che vogliono e che hanno tanto tempo libero” un po’ perchè me lo sento dire anche io stessa quasi tutti i giorni (anche dai miei famigliari stessi) ed un po’ perchè aiuto ancora adesso tante donne a mettersi in proprio.
    Chissà se continuando a ripeterlo, ad arrabbiarci e a lavorare sodo prima o poi la mentalità potrà cambiare… di sicuro conciliare come libera professionista non è così semplice come sembra da fuori!
    Tu quindi lavori come professionista? O hai una attività commerciale a cui badare?

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